Pila, il porto del pesce del Delta del Po: storia e tradizioni

Immaginate l'orologio che segna le quattro del mattino. Mentre gran parte del mondo dorme, a Pila le barche escono in mare. Una "volante" esce dal porto, naviga al largo e cala la rete in sospensione. Tre calate per prendere le casse di alici. Quando la quota giornaliera è raggiunta, si inverte la rotta. Una volta rientrati si fa l'asta direttamente in banchina. Inizia così la giornata in questo lembo estremo del nostro territorio.
Se venite da queste parti, vi accorgerete subito che Pila non è un paese come gli altri. È l'avamposto dove il Grande Fiume si arrende definitivamente al mare. Eppure, da questo lembo di terra circondato dall'acqua è passato più pesce che da qualunque altro mercato ittico del Veneto.
Questa è la storia di un borgo nato su un'isola che il Po ha costruito con i suoi sedimenti. È il racconto di un paese nato agricolo e oggi votato alla pesca, di un faro che ha dovuto traslocare e di parole antiche che risuonano ancora tra le reti. Un viaggio nel cuore del primo mercato ittico del Veneto, per capire da dove arriva davvero ciò che mangiamo.
In questo articolo trovate:
- Il paese nato sulle terre del fiume
- Il faro che ha dovuto inseguire il mare
- Due aste, due mondi: l'evoluzione del mercato ittico
- Il viaggio delle anguille e le marote a remi
- La grande flotta e i pendolari del mare
- Le parole della pesca: il vocabolario del Delta
- La tempesta perfetta: la subsidenza e il granchio blu
- I numeri di un primato veneto
- I ritmi della natura e il fermo pesca
- Domande frequenti
- Dal mercato di Pila alla nostra tavola
Il paese nato sulle terre del fiume
Per capire Pila, bisogna prima capire la forza titanica del fiume che le scorre accanto. Il territorio che oggi calpestiamo è recente: è sorto con il Taglio di Porto Viro, oltre quattro secoli fa. Fu la Repubblica Veneta a decidere di deviare il corso del Po verso sud-est, dando forma al Delta di oggi. Nuovi terreni, per lo più acquitrini e paludi, presero il posto dell'acqua salata, spingendo la linea di costa sempre più avanti.
Il Po di Pila è la parte più recente del Delta, avanzata a ritmi elevati negli ultimi centocinquant'anni. Questo singolo ramo porta la maggior parte dell'acqua dolce e dei sedimenti che entrano nel Delta. Arriva al mare dividendosi in tre bocche: la Busa di Tramontana, la Busa Dritta e la Busa di Scirocco. La Busa Dritta, la punta più avanzata verso il mare, è esposta ai venti e ha una foce instabile e in continuo cambiamento.
La storia del borgo, però, è legata alla terraferma molto più di quanto si possa immaginare oggi guardando la sua vocazione marinara. Il nome stesso, "Pila", deriva dalle "pile" impiegate per la brillatura del riso, che un tempo si produceva in tutta l'area. I versi in dialetto di Berto Boscolo Morosini raccontano bene la fatica della vita in risaia: «a ciapavo pileta e pilon e po in tél cason a pilavo fin caiera ora d'magnare» (acchiappavo pileta e pilon, poi nel casone pilavo fino a quando arrivava l'ora di pranzo). Pila nasce infatti come paese agricolo, abitato da contadini.
Poi arrivò la forza distruttiva dell'acqua. Negli anni Cinquanta il mare ruppe i fragili argini che proteggevano la frazione. Le terre furono allagate e le persone dovettero lasciare le loro case. Negli stessi anni si sviluppò la Cooperativa Pescatori di Pila, voluta dagli stessi pescatori: oggi la pesca è il settore trainante dell'economia della frazione.
Il faro che ha dovuto inseguire il mare
C'è un faro nel Delta che racconta l'avanzata della terra: il faro di Punta Maistra, detto anche faro di Pila. La distanza tra il vecchio e il nuovo faro è la testimonianza di come il Delta sia avanzato in pochi decenni.
Il primo faro fu costruito a fine Ottocento. All'epoca, sorgeva esattamente dove oggi si trova il centro abitato di Pila. Durante la guerra venne abbattuto. Fu ricostruito nel dopoguerra, ma molto più a est.
Il nuovo faro ha "traslocato": oggi sorge a diversi chilometri da Pila, verso est. È una struttura imponente a pianta circolare, costruita in cemento con una copertura in rame. Si erge su un isolotto raggiungibile solo in barca, sulla sponda sinistra del Po di Pila. La sua lanterna emette tre lampi bianchi ogni venti secondi, visibili da lontano. È a tutti gli effetti l'edificio in muratura più a est di tutto il Delta.
Intorno alla sua luce ruotano storie di letteratura, di attese e di fatica. Gian Antonio Cibotto, nel suo romanzo Scano Boa, descriveva la luce del faro che «lampeggiava intenso, protettivo, come una voce umana, rincuorante». Sugli scanni del Delta, un tempo, si andava per la pesca dello storione, che in primavera passa dal mare al fiume per deporre le uova: un esemplare di grossa taglia poteva essere la fortuna di una stagione intera.
LO SAPEVI CHE...
Si racconta che negli anni Cinquanta Eugenio Montale sia salito sul faro e che proprio lassù abbia scritto la sua celebre poesia *L'anguilla*. In realtà la poesia è stata scritta prima che il nuovo faro venisse ricostruito. Una storia suggestiva, ma che le date non confermano.

Due aste, due mondi: l'evoluzione del mercato ittico
Pensate a come si compra il pesce oggi, con un telecomando in mano, e a come si faceva un tempo. Due metodi di vendita completamente diversi raccontano il passaggio dal bisbiglio all'orecchio dell'astatore all'asta elettronica.
Nel vicino mercato di Scardovari si utilizzava un sistema unico nel suo genere: la contrattazione "a orecchio". Il commerciante si avvicinava all'astatore e gli bisbigliava all'orecchio la sua offerta. Quel prezzo valeva poi per tutto il pesce di quel tipo venduto in giornata.
Oggi le aste sono elettroniche e al ribasso. I commercianti arrivano con il loro telecomando e il mercato di Pila è un punto di riferimento per molti grossisti del territorio. Da un prezzo di partenza si comincia a scendere: il primo che preme il pulsante si aggiudica la partita. È una vera e propria sfida di nervi e tempismo. Se aspetti troppo sperando in un prezzo migliore, rischi che qualcun altro ti rubi l'affare da sotto il naso.
Il mercato di Pila ha anche i suoi controlli sanitari: ogni mese vengono prelevati campioni di acqua, ghiaccio e pesce, e ogni giorno la responsabile sanitaria verifica l'assenza di parassiti come l'Anisakis.

Il viaggio delle anguille e le marote a remi
Se c'è un pesce che racconta il Delta, quello è il bisato, l'anguilla.
Più di un secolo fa si pescava solo alle foci del Po e in laguna, perché non c'erano barche adatte per affrontare il mare aperto. La specie di maggior pregio era l'anguilla. Per vendere il pescato, i pescatori remavano fino al mercato ittico di Chioggia con le "batane", piccole barche a remi, trainandosi dietro le "marote": ceste con le anguille immerse nell'acqua. Con le soste e i pernottamenti, tornavano a casa non prima di quindici giorni, se tutto andava bene.
La pesca delle anguille seguiva il ritmo del loro ritorno al mare. Tra settembre e Natale scattava il periodo della "ferma". Le compagnie di pesca, formate da parentadi di decine di persone, dormivano nei casoni di canna palustre, come quello che resiste ancora oggi a Scano Boa. Pescavano con le reti fisse e tornavano a casa solo una volta alla settimana.
Il bisato è ancora oggi un piatto simbolo del Delta. La serie *Dinner Club* ha portato le telecamere proprio a Pila: lo chef Carlo Cracco e Fabio De Luigi hanno incontrato al mercato il pescatore Natale Mantovan, e insieme sono andati nel suo casotto per gustare il bisato in tecia. Per scoprire tutti i segreti di questo animale unico, potete leggere il nostro articolo dedicato al viaggio misterioso dell'anguilla.

La grande flotta e i pendolari del mare
Oggi la flotta di Pila rappresenta oltre un quarto della forza peschereccia veneta. Le barche lavorano con tecniche diverse: strascico, volanti, draghe idrauliche, pesca in laguna e nel fiume, raccolta di cozze e vongole.
In mare aperto si usano soprattutto la volante e lo strascico. La volante serve per le alici: una rete in sospensione trainata da due barche in sincrono. Una cala la rete, l'altra prende i cavi, poi si allargano navigando parallele. Lo strascico, invece, usa una rete a cono trainata a contatto con il fondo da una sola barca, che viaggia a bassa velocità tenendo la rete aperta con pesanti tavole di legno.
Al largo si trovano gli impianti per i mitili, allevati in lunghe reti tubolari chiamate "calze". In laguna, invece, i pescatori vanno a vongole immergendosi con la "rasca" a mano oppure pescando dalla barca. Il prodotto troppo piccolo viene sempre ributtato in acqua, nei recinti di ingrasso, per farlo crescere.
Lavorare a Pila significa anche fare i conti con un porto difficile. Spesso i fondali del canale si abbassano, rendendo complicato e pericoloso il rientro delle barche cariche. Negli anni peggiori alcuni pescherecci sono stati costretti a rifugiarsi nei porti vicini per scaricare il pesce. «Una vita da pendolari», la definì un armatore: partire prima la mattina, tornare più tardi la sera, a volte dormendo direttamente in barca. È un problema con cui chi vive di pesca qui deve confrontarsi di continuo.

Le parole della pesca: il vocabolario del Delta
I nomi dialettali del pesce nel Delta sono rimasti vivi soprattutto tra i pescatori. Conoscere queste parole significa capire l'anima del nostro territorio.
- Sardon e Sardela: Il sardon è l'alice o acciuga, che si pesca in particolare da marzo a maggio e da luglio a ottobre. La sardela è invece la sardina, quella delle "sardee in saor".
- Papalina e Sfogio: La papalina è lo spratto, che si pesca tutto l'anno, in particolare in autunno e in inverno. Lo sfogio è la sogliola, che quando è di laguna, scrive Raixe Venete, è più scura.
- Canocia e Sepa: La canocia è la canocchia, che si pesca tutto l'anno, soprattutto in autunno: in alta stagione a Pila si trattano fino a 80 casse per peschereccio. La sepa è la seppia, che si pesca tutto l'anno, in particolare da aprile a ottobre con la pesca da posta.
- Moéca e Masaneta: Due fasi di vita del granchio verde lagunare. La moéca è il granchio senza guscio, catturato nel momento della muta. La masaneta è invece la femmina pescata a fine estate, piena di uova.
- Schia e Gò: La schia è il piccolo gamberetto grigio di laguna. Il gò è il ghiozzo, un pesce di laguna che vive sui fondali melmosi e con cui si prepara il risotto de gò, definito «saporitissimo» dalla guida della Regione Veneto.
- Peocio, Caparossolo e Bevarassa: I frutti di mare. Il peocio è la cozza, il caparossolo è la vongola verace, mentre la bevarassa è la vongola di mare (la vongola adriatica), che si pesca in particolare nei mesi invernali e primaverili.
- Caosteo e Barbon: Il caosteo è il cefalo, presente tra le catture del mercato di Pila. Il barbon è la triglia.
Il Veneto ha anche proverbi taglienti. Si dice «Aqua turbia, vadagno de pescaori» (Acqua torbida, guadagno dei pescatori). Per la stagionalità, il detto ricorda che «El barbon va col melon»: la triglia si mangia dall'estate in poi. E quando le difficoltà sembrano insormontabili, in Veneto si usa dire: «Co l'aqua toca al culo, s'impara a nuar» (Quando l'acqua tocca il sedere, si impara a nuotare). Una filosofia di vita che questa terra, abituata a difendersi dall'acqua, conosce bene.
La tempesta perfetta: la subsidenza e il granchio blu
La resistenza dei pescatori di Pila è stata messa alla prova più volte. Negli anni Cinquanta, mentre il mare minacciava gli argini, il territorio faceva i conti con lo sprofondamento della terra. L'estrazione massiccia di gas accelerò un fenomeno naturale con ritmi impressionanti: in un solo anno il suolo si abbassò di trenta centimetri, finché l'estrazione non venne sospesa.
Oggi la minaccia arriva direttamente dall'acqua e ha le chele azzurre. L'invasione del granchio blu ha messo in ginocchio la coltura delle vongole nelle lagune: la produzione di vongole nella Sacca degli Scardovari è crollata e il consorzio dei pescatori del Polesine ha perso centinaia di soci.
Una crisi che ha colpito duramente il lavoro delle donne. Nel Polesine metà dei pescatori sono donne: erano tre su quattro prima dell'arrivo del granchio blu. Molte di loro, ex operaie dell'industria tessile, avevano trovato nelle vongole un lavoro che oggi è in difficoltà.
Eppure, quando l'acqua tocca il sedere si impara a nuotare. Nel mercato di Pila il granchio blu ha iniziato a farsi strada e a essere venduto. Non è la vongola, certo, ma il Delta sta cercando di trasformare un'invasione in una nuova opportunità commerciale.
I numeri di un primato veneto
Nonostante le sfide ambientali, i volumi del mercato ittico di Pila restano tra i più alti del Veneto. La Cooperativa Pescatori gestisce il porto integrando in modo unico la pesca e l'acquacoltura in mare, in laguna e nel fiume, sostenuta dal lavoro quotidiano di oltre duecento soci.
Il mercato di Pila si conferma il primo del Veneto per quantità di pesce venduto, superando anche quello di Chioggia. Da questi due poli passa la stragrande maggioranza del pescato di tutta la regione.
Il pesce azzurro è il prodotto principale della flotta, seguito dai mitili, dai cefali e dalle canocchie. Nelle cassette dell'asta passano ogni anno oltre settanta specie ittiche diverse.
I pescatori guardano anche avanti. Negli ultimi tempi sono partiti nuovi piani per l'ostricoltura, dedicando aree di laguna alla coltivazione delle ostriche. Un'innovazione che promette di affiancare nuovi sapori ai prodotti storici del Delta.
I ritmi della natura e il fermo pesca
Il mare ha i suoi tempi. Le stagioni e i periodi di fermo dettano le regole, e questo si riflette su ciò che arriva nel mercato e, di conseguenza, nei menù dei ristoranti come il nostro.
Ogni anno scatta il fermo biologico, un'interruzione obbligatoria per alcune tipologie di pesca. Nel cuore dell'estate, per diverse settimane, le barche a strascico del nostro tratto di Adriatico devono spegnere i motori e restare in porto.
Anche la pesca del pesce azzurro si ferma. Le volanti, quelle che escono alle quattro del mattino a caccia di alici, rispettano un loro periodo di stop per lasciar riposare il mare.
Ecco perché l'offerta del pesce cambia durante l'anno. Quando lo strascico si ferma, cuciniamo quello che arriva dalle altre barche e dalla laguna. Sono pause necessarie per proteggere le zone dove i pesci crescono e si riproducono.
Domande frequenti
Dov'è Pila e quanti abitanti ha?
Pila è una frazione del comune di Porto Tolle. È il paese più lontano dal municipio, sorto sull'isola di Ca' Venier, e ci vivono circa 350 persone.
Come si arriva al faro di Pila?
Il faro di Punta Maistra si trova su un isolotto sulla sponda sinistra del Po di Pila. Si può raggiungere solo via acqua con le escursioni in barca, ma non è visitabile all'interno.
Cos'è Scano Boa e come si raggiunge?
Scano Boa è una lingua di sabbia appena fuori dalla foce del Po di Pila. Qui resistono i vecchi casoni di canna dei pescatori, che hanno ispirato un romanzo e un film. Ci si arriva solo in barca.
Si può visitare il mercato ittico di Pila?
Il mercato ittico è una struttura di lavoro, dove si fanno le aste e i controlli sanitari. Per sapere se è possibile visitarlo bisogna chiedere direttamente alla Cooperativa Pescatori.
Che pesce si pesca a Pila?
Pila è famosa soprattutto per il pesce azzurro. Ma dalle barche scendono anche canocchie, cefali, seppie, palombi, cozze e, ultimamente, il granchio blu.
Cosa vuol dire asta a ribasso?
È il sistema usato a Pila: si parte da un prezzo alto e si scende. I commercianti hanno un telecomando e chi schiaccia il pulsante per primo si aggiudica il pesce a quel prezzo.
Che differenza c'è tra volante e strascico?
La volante serve soprattutto per le alici: due barche trainano una rete sospesa a mezz'acqua. Lo strascico, invece, è una rete a cono trainata sul fondo del mare da una barca sola.
Perché d'estate cambia il pesce nei ristoranti?
In estate scattano i fermi biologici obbligatori per proteggere la riproduzione dei pesci. Lo strascico e le volanti si fermano per diverse settimane, quindi cambia il tipo di pesce che arriva al mercato.
Dal mercato di Pila alla nostra tavola
Qui a Ponte Molo, la storia di Pila la sentiamo vicina per profonda affinità di origini. Nel 1953, quando la nostra insegna è nata all'ingresso di Porto Tolle, eravamo una piccola osteria con piatti semplici per pescatori e agricoltori. Erano gli stessi anni in cui, scrive il Comune di Porto Tolle, a Pila si sviluppava la Cooperativa Pescatori.
Oggi, a oltre settant'anni di distanza, il legame con l'acqua è rimasto saldo e intatto. Il pesce del mercato di Pila lo compriamo direttamente all'asta, dalla cooperativa dei pescatori, senza passare da un grossista: da lì arriva nelle nostre padelle fumanti e sulle nostre griglie. I nostri tagliolini neri al granchio blu trasformano una minaccia per le lagune in un piatto che racconta il Delta di oggi.
Quando ordinate la nostra Grigliatona del Molo, la Barca de Fritto o lo Scoglio 1953, state assaggiando la nostra cucina. Non serve usare parole complicate per descriverla: è semplicemente la cucina del Delta del Po, con il gusto schietto della tradizione.
Siamo aperti tutti i giorni, 365 giorni l'anno, a pranzo dalle 12:00 alle 14:30 e a cena dalle 19:00 alle 22:30. E per chi vuole vivere il territorio senza fretta, partendo al mattino per esplorare gli argini o prendere una barca per Scano Boa, abbiamo le camere proprio sopra il ristorante, con la colazione a buffet inclusa: prodotti locali e dolci fatti da noi. Siamo la vostra porta sul Delta.
Fonti e approfondimenti
Pila: breve storia, Comune di Porto Tolle
Scardovari: breve storia, Comune di Porto Tolle
Percorso museale, sala uno: Passato prossimo, Museo della pesca «Pesca e dintorni», Scardovari
Percorso museale, sala tre: Per mare e lagune, Museo della pesca «Pesca e dintorni», Scardovari
Territorio (le isole e le frazioni), Comune di Porto Tolle
Comunicato n. 224 dell'11 febbraio 2026: Cooperative di Pila e porto peschereccio, Regione del Veneto
Faro di Pila (Veneto Around Me, versione inglese), Regione del Veneto
Faro di Punta della Maistra, Catalogo generale dei Beni Culturali (Ministero della Cultura)
Faro di Punta Maistra, Water Museums of Venice
Scano Boa, ultima frontiera del Delta, Italia.it (ente nazionale del turismo)
Camera dei Deputati, resoconto stenografico del 23 luglio 1957, Camera dei Deputati
Pila resta primo mercato ittico (24 settembre 2025), Polesine24 / La Voce di Rovigo (dati Veneto Agricoltura)
La pesca tiene, vongole e cozze no (28 maggio 2026), Polesine24 / La Voce di Rovigo (dati Veneto Agricoltura)
Il granchio blu si è preso il delta del Po (da Le Monde), Internazionale
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