Vini delle sabbie del Delta del Po: le viti che crescono sulle proprie radici

Un vigneto su sabbia chiara vicino a Pomposa, con il campanile di un'abbazia sullo sfondo
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Un insetto minuscolo, arrivato dall'America presumibilmente su qualche nave a vapore, inizia a muoversi nelle crepe sottoterra. Punge le radici, le fa marcire, e nel giro di qualche decennio distrugge gran parte dei vigneti d'Europa. Dalla seconda metà dell'Ottocento ai primi del Novecento, la viticoltura affronta una crisi gravissima. Moltissime viti muoiono, e il rimedio per salvarle diventa innestare le piante europee su radici americane, che tollerano il parassita.

Eppure, in pochi luoghi, questo non è successo. Se superate il Po di Goro, lungo i cordoni di dune vicino al mare Adriatico, troverete filari che affondano le loro radici originali direttamente nella terra. Nessun innesto, nessun trucco. Sono le viti «a piede franco», sopravvissute alla fillossera grazie a un alleato inaspettato: la sabbia.

Questa è la storia del Vino delle Sabbie, della Fortana, conosciuta anche come Uva d'Oro, e dei monaci che ne tennero viva la coltura nel Medioevo. Una storia che aiuta a capire perché, da più di un secolo, il rosso frizzante di queste dune si porta in tavola con l'anguilla, con il pesce fritto e con i salumi della zona.

In questo articolo trovate:

  • Il flagello venuto dall'America
  • Il miracolo della sabbia che ostacola l'insetto
  • Cos'è il piede franco e dove sopravvive nel mondo
  • Da dove arriva il Vino delle Sabbie: una precisazione
  • Duemila anni di viti tra le paludi
  • La principessa, l'Uva d'Oro e la verità storica
  • La Fortana: il vino che bolle a primavera
  • Le cantine storiche del Bosco Eliceo
  • Iddio, l'anguilla e il vino di bosco
  • Corte Madonnina: il vino che serviamo al Molo
  • Domande frequenti
  • Assaggia il Vino delle Sabbie da Ponte Molo

Il flagello venuto dall'America

Per capire la sopravvivenza dei vini delle sabbie, bisogna prima guardare in faccia il nemico. Si chiama fillossera, un afide originario del Nord America che attacca sia le foglie che le radici della pianta. Mentre le radici americane tollerano l'insetto, quelle europee reagiscono alle punture sviluppando delle nodosità che sembrano minuscole teste d'uccello. Queste formazioni marciscono, distruggendo l'apparato radicale e portando la pianta a un deperimento inesorabile.

In Francia, nell'Ottocento, tre studiosi individuano l'insetto, ma l'infestazione continua a estendersi. I danni sono enormi: la produzione di vino francese crolla. Un'intera economia rurale viene messa in ginocchio e alcuni viticoltori cominciano a importare viti americane resistenti per usarle come portinnesto.

In Italia i primi deperimenti anomali si notano nei dintorni di Lecco, ma la presenza della fillossera viene accertata ufficialmente in Lombardia poco dopo. Nonostante la disinfezione delle barbatelle in acqua calda e le leggi di contenimento, l'avanzata continua.

Il bilancio è molto pesante: un quarto dei vigneti italiani risulta distrutto o gravemente danneggiato, con l'insetto ormai presente in quasi tutte le province. Il rimedio efficace su vasta scala fu ripiantare con viti europee innestate su radici americane. Le eccezioni sono poche, e tra queste ci sono i terreni sabbiosi.

Il miracolo della sabbia che ostacola l'insetto

Cosa rende la sabbia così speciale da difendere la vite dove tanti rimedi dell'Ottocento non bastarono? Gli studi indicano che il fattore decisivo è la struttura del suolo, anche se le ragioni precise sono ancora discusse. La sabbia ostacola il cammino delle giovani larve, e l'impianto in questi terreni preserva le piante dall'infezione.

Nei terreni argillosi l'insetto si sposta da una radice all'altra sfruttando le spaccature della terra. La sabbia, al contrario, non si fessura. La mancanza di una struttura permanente sembra ostacolare la mobilità della fillossera nel sottosuolo, e gli spazi tra i granelli potrebbero collassare su se stessi. Sotto il 65% di sabbia il rischio di infestazione è alto, oltre l'80% è basso.

Nel Bosco Eliceo, nel Delta ferrarese, la sabbia va dal 50% delle località più interne a oltre il 90% a ridosso del mare, con punte fino al 97% sulla fascia litoranea. Vittorio Scalambra, di Corte Madonnina, ha una sua teoria: se l'insetto depositasse le uova, queste verrebbero trascinate giù nei tunnellini che si formano nella sabbia.

LO SAPEVI CHE...

Le norme tecniche della Sardegna prevedono l'obbligo del portinnesto americano. L'impianto di viti sulle radici originali è ammesso in deroga solo dove è una pratica tradizionale e su terreni che dimostrano di avere più del 60% di sabbia e meno del 5% di argilla.

Il ceppo di una vecchia vite a piede franco che affonda le radici nella sabbia chiara

Cos'è il piede franco e dove sopravvive nel mondo

Quando nel mondo del vino parliamo di «piede franco», intendiamo esattamente questo: una vite che cresce fiera sulle proprie radici, senza essere stata innestata su una base americana. È il modo in cui si coltivava la vite in Europa prima della fillossera, e che oggi è una rarità, un frammento di storia agricola rimasta com'era.

Il Delta ferrarese non è l'unico: altri luoghi d'Europa hanno conservato viti a piede franco, su sabbia, su suoli vulcanici o in alta quota. In Portogallo, le vigne di Colares affondano le radici fino a otto metri nelle dune di sabbia pura. In Francia, un parallelo con il nostro territorio si trova nel Sable de Camargue, nel delta del Rodano, dove i vigneti di sabbia sono documentati già nel Trecento.

In Italia, oltre al litorale ferrarese, il piede franco sopravvive coraggiosamente sulle pendici vulcaniche dell'Etna, in Valle d'Aosta, e in Sardegna, specialmente nel Sulcis. Non si tratta quindi di una semplice curiosità locale, ma di un patrimonio agricolo inestimabile, che ci permette di assaggiare vini nati da viti cresciute come prima dell'arrivo della fillossera.

Proprio per proteggere e valorizzare questa biodiversità è nato un comitato italiano dedicato. L'obiettivo è ambizioso: raccogliere, censire e proteggere ogni vitigno o singola vite a piede franco, e lavorare a un riconoscimento UNESCO. Un riconoscimento doveroso a chi coltiva la terra ascoltando i ritmi di un tempo antico.

Da dove arriva il Vino delle Sabbie: una precisazione

Se vi sedete a tavola da Ponte Molo, all'ingresso di Porto Tolle, e ordinate un calice di Vino delle Sabbie, dovete sapere che quel vino arriva dall'altra parte del Po di Goro.

Il vino delle sabbie è soprattutto una produzione ferrarese e ravennate: la DOC Bosco Eliceo comprende comuni lungo la fascia costiera che va dalla foce del Po di Goro a quella del Reno. Quello che versiamo noi è di Corte Madonnina, a Pomposa di Codigoro. Ma il Delta del Po, per chi lo vive ogni giorno, è un solo grande territorio di acqua e di nebbie, e servire qui il vino del Bosco Eliceo vuol dire unire in tavola ciò che le mappe dividono.

Duemila anni di viti tra le paludi

La storia della vite in queste terre inizia molto prima che l'uomo imparasse a governare le acque con le grandi idrovore. Già in età antica c'era la vite nell'area del Delta. Il geografo Strabone annotava con stupore un fenomeno singolare: le paludi facevano crescere la vite rapidamente e con grande abbondanza di frutto, ma la pianta finiva per estinguersi in pochi anni.

Durante i secoli del Medioevo, la tradizione vitivinicola fu probabilmente salvata e tramandata dai monaci benedettini dell'Abbazia di Pomposa. Intorno all'anno Mille, si pensa che a loro si debba la preservazione della vite e lo sviluppo di un sistema di allevamento nel territorio ferrarese.

Poi arrivano gli Estensi. In una lettera del Cinquecento, un signore si dà da fare per procurare al Duca d'Este un'uva chiamata «duracha», sapendo quanto desiderasse averne. Pochi decenni dopo si legge di un'uva detta Muracchia che «si ama grandemente a Ferrara», ragionevolmente la stessa.

Ma è nel Seicento che l'agronomo Vincenzo Tanara ci regala la descrizione più sincera e contadina dell'Uva d'Oro: «Non patisce a star su le viti, ancorché piova, megliora a star molto in terra ammassata, e quando pare marcia all'hora è buona». Un'uva che regge la pioggia e migliora anche quando pare marcia.

La principessa, l'Uva d'Oro e la verità storica

Attorno al nome del vitigno principale delle sabbie, la Fortana o Uva d'Oro, ruota una delle leggende più affascinanti e persistenti del nostro territorio. Si racconta che nel Cinquecento, in occasione delle sue nozze, la principessa Renata di Francia abbia portato con sé in dote una barbatella proveniente dalla Côte d'Or, in Borgogna. Da qui deriverebbe il nome Uva d'Oro.

È una storia romantica, perfetta per arricchire i racconti dei banchetti rinascimentali, ma nei documenti non trova riscontro, e le carte ci riportano a una realtà più concreta.

Il primo a suggerire un'origine francese del vitigno fu Vincenzo Tanara, oltre un secolo dopo quelle nozze. Nell'Ottocento, il conte Giuseppe di Rovasenda offre una spiegazione più semplice: si chiamerebbe Uva d'Oro per la ricchezza del suo prodotto.

Oggi la genetica aggiunge un altro dubbio, avvicinando piuttosto la Fortana a vitigni nostrani. Vittorio Scalambra, di Corte Madonnina, dice di non aver trovato fonti storiche che leghino questo vino agli Estensi. La Fortana, a leggere le carte, non ha bisogno di una principessa: è figlia di chi ha coltivato queste sabbie per secoli.

La Fortana: il vino che bolle a primavera

Che vino è, dunque, questa Fortana? Il nome deriverebbe da «Fruttana», oppure da una famiglia Fortana, proprietaria di vasti vigneti sul mare a San Giuseppe di Comacchio. È un vino rosso rubino, moderatamente tannico, sapido, con un buon titolo alcolometrico.

La sua caratteristica più amata, la vivace frizzantatura, nasce storicamente da un capriccio del clima. La Fortana matura tardi. La tradizione voleva che si vendemmiasse il più tardi possibile, verso il tardo autunno, così le fermentazioni spesso si arrestavano per le basse temperature invernali. Il vino messo in bottiglia riprendeva a fermentare nella primavera-estate successiva, e nascevano così le bollicine. Lo scrittore Alfredo Panzini parlava già di «bottiglie crepitanti» di vino di Bosco.

Oggi i tempi sono cambiati: la Fortana, che un tempo si raccoglieva in ottobre, si raccoglie a settembre, quasi un mese prima.

Accanto alla Fortana, le sabbie custodiscono altre gemme. C'è il Vodorin, nome dialettale che significa «uva dorina», un'uva imparentata con la Fortana, che un tempo si piantava insieme a lei perché matura prima e fa più zucchero negli autunni freddi e piovosi. E c'è la Rossiola, un vitigno a bacca rosa. Quasi estinta alla fine del Novecento, la Rossiola si è salvata grazie alla determinazione della famiglia Scalambra di Corte Madonnina, che ne ha preservato e reimpiantato alcune barbatelle rimaste. Da questa uva nasce l'Ursiola, il rosato giovane che il produttore Marino Fogli racconta si bevesse l'11 novembre per San Martino insieme all'anguilla. E a San Martino, dice un proverbio veneto, «A San Martin tuto el most deventa vin».

Un grappolo scuro di uva rossa su una vite in un vigneto sabbioso

Le cantine storiche del Bosco Eliceo

L'area di produzione protetta prende il nome di Bosco Eliceo. L'origine del nome è dibattuta: un'ipotesi è che derivi dal latino ilex, il leccio che formava i folti boschi della zona, mentre altri lo collegavano a miti antichi legati al Sole.

Negli anni Trenta si prevedeva che la vigna specializzata avrebbe occupato migliaia di ettari di sabbie. Il picco arrivò probabilmente nel trentennio dopo la guerra, ma le campagne di espianto incentivato hanno poi ridotto drasticamente le vigne. Oggi, in tutta la provincia di Ferrara, ne restano poco più di cinquecento ettari.

Tra questi ci sono realtà storiche. C'è la cantina Mariotti, che custodisce il Fondo Luogaccio, un vigneto storico conosciuto con il nome antico di Duna della Puia.

C'è Ca' Nova di Marino Fogli al Lido degli Scacchi, che ricorda ancora il saggio consiglio del nonno riferito alla vigna: «Lasciami povera se vuoi che ti faccia ricco». E c'è l'azienda vinicola Mattarelli, con origini nell'Osteria di Palìna, aperta nel primo dopoguerra. Una storia che sentiamo vicina: anche Ponte Molo è nato come piccola osteria, e anche per Emanuele Mattarelli «tutto nasce da un'osteria e non dalla terra».

Iddio, l'anguilla e il vino di bosco

Come si beve un vino nato sulla sabbia? La risposta la diede, con una sintesi fulminante, lo scrittore Alfredo Panzini nel 1907. Visitando Comacchio, che definì il paese dove non si mangia che anguilla, scrisse questa frase: «Iddio accanto all'anguilla ha messo il vino di bosco!».

Panzini aveva capito tutto. Scriveva che la gente del posto beve quel vino «forte e sapido» con le anguille, «senza di che non sarebbe digeribile la grassa anguilla». È un abbinamento tradizionale, un «matrimonio d'amore» che dura da più di un secolo: il tannino moderato e la leggera acidità della Fortana aiutano a bilanciare la grassezza dell'anguilla. Per un motivo simile, la Fortana frizzante «sgrassa» la salamina da sugo, un piatto ferrarese grasso e strutturato.

Ma c'è un altro connubio che esalta in modo sorprendente questo vino: il pesce fritto. I vini delle sabbie reggono i piatti della tradizione lagunare, e secondo Marino Fogli di Ca' Nova «con il pesce di mare non c'è bianco che regga il confronto».

Un dettaglio per apprezzarlo al meglio: anche se è un vino rosso, la Fortana frizzante va servita fresca, a una temperatura tra i 12 e i 15 gradi. E per brindare c'è un proverbio veneto: «vin vecio e dona zovene», vino vecchio e donna giovane.

Un calice di vino rosso leggermente frizzante accanto a un piatto di frittura di pesce

Corte Madonnina: il vino che serviamo al Molo

Il Vino delle Sabbie che serviamo viene da una cantina precisa: Corte Madonnina. Situata a Pomposa di Codigoro, a pochi passi dall'antico monastero, questa azienda nel Parco regionale del Delta del Po coltiva viti a piede franco.

Fondata negli anni Sessanta, oggi è guidata con passione dai figli Vittorio e Rita. I loro vigneti crescono su cordoni di dune marine, in terreni che arrivano fino al 95% di sabbia. Da qui nascono la Fortana del Bosco Eliceo DOP, sia ferma che frizzante, e il Micrologus, un Merlot in purezza dedicato al monaco benedettino di Pomposa considerato l'inventore delle note musicali.

È proprio il Vino delle Sabbie di Corte Madonnina quello che abbiamo scelto di versare nei calici dei nostri tavoli a Ponte Molo.

Se venite a trovarci il mercoledì sera, lo troverete nel nostro Mercoledì Fritto. Con Na Barca de Fritto serviamo due calici del Vino delle Sabbie. E per chi ama il lato ludico della cena, un calice di Vino delle Sabbie è anche uno dei premi del gioco del Timone della nave, quello della pagina del QR al tavolo. Un modo semplice e conviviale per assaggiare un pezzo di storia del Delta.

Domande frequenti

Quali sono i vini delle sabbie e dove si producono?

I vini delle sabbie vengono prodotti nella fascia costiera tra la foce del Po di Goro e quella del Reno. Crescono su terreni composti prevalentemente da sabbia marina. I vitigni principali tutelati dalla DOC Bosco Eliceo sono la Fortana (conosciuta anche come Uva d'Oro), il Merlot, il Sauvignon e il Trebbiano.

Che cosa significa Bosco Eliceo?

Bosco Eliceo è il nome della zona di produzione e della DOC. L'origine del nome è dibattuta: potrebbe derivare dal latino ilex (leccio), per i boschi di lecci che un tempo ricoprivano la zona, o essere collegata a miti antichi.

Che vino è la Fortana, è frizzante?

La Fortana è un vino rosso rubino, dal sapore sapido e moderatamente tannico. Tradizionalmente è un vino frizzante: un tempo la vendemmia tardiva faceva sì che la fermentazione si bloccasse per il freddo invernale, per poi ripartire spontaneamente in bottiglia nella primavera-estate successiva.

Che differenza c'è tra Fortana del Bosco Eliceo e Fortana del Taro?

Sono due vini diversi per territorio e per suolo. La Fortana del Bosco Eliceo DOC cresce sui terreni sabbiosi del litorale, in parte con viti a piede franco. La Fortana del Taro IGT, invece, viene prodotta in provincia di Parma dove la vite attecchisce su terreno argilloso.

Cosa significa piede franco, e che differenza c'è con il piede americano?

Una vite a «piede franco» cresce in modo naturale sulle proprie radici originali. Il «piede americano» è invece un portinnesto: dopo l'arrivo della fillossera in Europa, per salvare le viti si ricorse all'innesto su radici di specie americane che tolleravano il parassita. Nelle sabbie del Bosco Eliceo ci sono viti rimaste sulle proprie radici.

Cos'è la fillossera e quando è arrivata in Italia?

La fillossera è un insetto originario del Nord America che punge e distrugge le radici delle viti europee. I primi deperimenti anomali in Italia furono notati nell'Ottocento, e in pochi decenni un quarto dei vigneti italiani risultava distrutto o gravemente danneggiato.

Con che cosa si abbina un vino delle sabbie e a che temperatura si serve?

L'abbinamento storico è con l'anguilla, perché il tannino aiuta a bilanciare la grassezza del pesce. È perfetto anche con il pesce fritto, con i salumi e con la salamina da sugo. Nonostante sia un vino rosso, va servito fresco, a una temperatura tra i 12 e i 15 gradi.

Assaggia il Vino delle Sabbie da Ponte Molo

Dopo aver scoperto la storia tenace della vite sopravvissuta all'insetto, non vi resta che sedervi a tavola e assaggiarne il risultato. Dal 1953, Ponte Molo è l'osteria nata per accogliere pescatori e agricoltori all'ingresso di Porto Tolle, proprio sulla strada per il mare. Oggi siamo un ristorante con hotel 3 stelle, e la nostra cucina continua a portare nei piatti i sapori autentici del Delta del Po.

Siamo aperti tutti i giorni, a pranzo dalle 12:00 alle 14:30 e a cena dalle 19:00 alle 22:30. Venite il mercoledì sera a provare Na Barca de Fritto con i due calici di Vino delle Sabbie di Corte Madonnina, oppure ordinate il nostro Scoglio 1953 servito direttamente nella padella fumante. E se volete esplorare il territorio con calma, le nostre camere al piano di sopra vi aspettano con una colazione a buffet inclusa, con prodotti locali e dolci fatti da noi: la base di partenza per scoprire gli argini e il Delta fin dal primo mattino.

Vi aspettiamo in Via Borgo Molo 5. Vi aspetta il parcheggio gratuito e il calore di una casa che vi riconosce.

Fonti e approfondimenti

Scheda Vodorin ex Fortana CAB1 (RER V197), Regione Emilia-Romagna

Prescrizioni tecniche per impianti viticoli (deroga franco di piede), Regione Sardegna

Regio Decreto 13 maggio 1883 n. 1344, testo unico sulla fillossera, Normattiva, Presidenza del Consiglio dei Ministri

Cahier des charges IGP Sable de Camargue, INAO (Institut national de l'origine et de la qualité)

Soil and Climate GIS Data-Derived Risk Mapping for Grape Phylloxera in Washington State, Frontiers in Plant Science (PMC), Washington State University

Come la fillossera ha cambiato il vino, Il Post

Viti a piede franco, una rete per il riconoscimento Unesco, ANSA

La viticoltura ferrarese (tesi di laurea), Università di Bologna (AMS Laurea)

Bosco Eliceo (vino), Wikipedia italiana

La lanterna di Diogene, XVI. A Comacchio, Wikisource (testo di Alfredo Panzini, 1907)

Caldo e vendemmia anticipata: «La faremo a Ferragosto», Il Resto del Carlino

Vini del Bosco Eliceo: storia e produttori, Gazzetta del Gusto

I Vini delle Sabbie di Corte Madonnina, WineMag.it

Luca e la Fortana del Taro, le bollicine segrete di Busseto, Touring Club Italiano

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